Quello che (non) ho e il monologo della Littizzetto sull’accettazione del corpo della donna

Quello che (non) ho e il monologo della Littizzetto sull’accettazione del corpo della donna

Quello che (non) ho e il monologo della Littizzetto sull’accettazione del corpo della donna

Ieri sera mi sono soffermata a guardare il tanto discusso programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano, per la regia di Duccio Forzano, “Quello che (non) ho”. La sera prima, essendo fuori casa, sono rimasta incuriosita dai numerosi tweet sulla trasmissione molto discordanti tra loro.

Ieri sera, ho acceso la tv sul primo monologo di Saviano e mi sono detta “Quello che non ho, è sicuramente il suo coraggio”. Personaggio criticato nella nostra bella Italia, personalmente lo stimo: avere il coraggio di denunciare un’organizzazione potente come la mafia, facendo nomi, esponendosi in prima persona, vivere sotto scorta per avere il coraggio di avere aperto la bocca. Sarebbe stato più facile per lui, come per molti altri stare zitti. No, lui no. Lui continua la sua lotta. “Lo fa per soldi” dicono molti, ma anche se fosse, quei soldi, non se li potrà mai godere. “Lui non sa niente di camorra” ribattono altri, ma così non è. Lui quel mondo lo conosce da vicino e vuoi o non vuoi è uno dei pochi che ha il coraggio di presentarcelo sotto un occhio diverso.

Il secondo monologo ancora più toccante: le donne della mafia. Qualche minuto intenso che ci spiega la cruenta morte di donne che cercavano semplicemente la felicità, e la loro sfortuna è stata quella di innamorarsi di boss potenti della malavita.
Quello che voglio riportare e soffermarmi è la parte finale del monologo di Luciana Littizzetto: la diversità in tv. Lo fa parlando di Cerrie Burnell, ragazza di 30 anni, inglese, che presenta un programma sulla BBC. Cerrie conduce un programma sul canale CBeebies, per la fascia dei giovanissimi. Qual è il suo problema? Sarebbe più consono parlare del problema che hanno gli altri verso questa donna: ha solo un braccio. Questo handicap ha procurato perplessità ai genitori che subito si sono lamentati del fatto che la figura di Cerrie poteva disturbare i loro figli. Si leggono lamentele del tipo “Mia figlia ha solo due anni eppure ha notato subito che alla presentatrice mancava un braccio, è preoccupatissima, mi chiede di continuo se le fa male” ha scritto una madre al sito della Bbc. “Mio figlio adesso ha gli incubi” scrive un altro genitore. Raccontare quella diversità è davvero un ostacolo? Come dice la Littizzetto “Vogliamo far crescere i nostri figli facendo credere che esista la famiglia del Mulino Bianco?” La cosa imbarazzante davvero è che non ci lamentiamo se in una prima serata vediamo la farfallina di Belen o una sesta di seno siliconata. Ci si imbarazza di fronte ad un HANDICAP. Cerrie avrebbe potuto utilizzare una protesi e andare in video con la protesi su: no, non l’ha fatto. Ha affrontato se stessa, ha imparato ad amarsi e si è esposta per quello che è. Senza contare che Cerrie è una mamma, ed è forse una persona che può capire più di altri i bambini, senza dubbio sempre di più di una ventenne tutta tette e culo che fuori da uno studio televisivo se sente un bambino che piange la infastidisce. E allora i media servono anche a questo: a presentarci una realtà che esiste, e che a volte nascondiamo più a noi stessi che per amore dei nostri figli. Una realtà che fa paura, perchè spiegare la diversità non è mai facile, perchè a volte, quella diversità non la sappiamo spiegare.
I bambini hanno la fortuna di apprendere più velocemente e di assorbire in maniera diversa la realtà, appunto perchè sono piccoli. Allora, iniziamo a spiegare che ciò che vediamo nei media a volte è distorto, e la realtà è fatta di tante cose. Mi sembrava giusto parlare in maniera diversa di “corpo della donna”, perchè la diversità di ognuno di noi ci può rendere speciali, e ve l’ho detto mille volte. E come in questo caso, facciamo in modo che il problema degli altri, non sia un nostro problema.
Come ha detto Luciana “Non riesco a capire come una con due tette stile Cupola di San Pietro rientri in un concetto di normalità e una senza un braccio no, non si capisce” e continua “Cara signora inglese, se sai spiegare come mai quella li ha due dirigibili della Goodyears, spiega a tuo figlio perchè c’è un signore che magari sta sulla carrozzella, un altro che ha le mani che tremano forte, perchè c’è un bambino che non parla, o un altro che urla e tira in faccia i libri alla maestra, perchè se continuiamo a pensare e fare credere ai bambini che la vita è quello dello spot dei biscotti allora poi non dobbiamo stupirci se quando sono grandi e vedono un barbone sporco e ubriaco gli danno fuoco perchè i fiammiferi glieli abbiamo dati noi”

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